Resident Evil 2 Remake

 

Esattamente con un anno di ritardo ho portato a termine Resident Evil 2 Remake, in barba alle decine di titoli che attendono di essere completati da cinque anni a questa parte. Il desiderio di rivivere i fasti della fine degli anni ’90 e degli orrori che hanno coinvolto il novellino Leon S. Kennedy e la sorella d’arte Claire Redfield erano troppo forti. Aggiungi le sirene della vittoria, per il “miglior gioco dell’anno” secondo moltissime testate giornalistiche, e la frittata è fatta: l’esperienza indimenticabile è servita.

Resident Evil 2 Remake è il rifacimento dell’omonimo videogioco d’azione, avventura e sopravvivenza a sfondo horror sviluppato da Capcom. E’ arrivato il 25 gennaio 2019 su Xbox One, PC e PS4 (io ho giocato su PS4 Pro) e ci sono voluti diciassette anni per realizzare l’opera, perché il desiderio di far tornare Resident Evil 2 frullava in testa a molti capoccia Capcom già nel 2002, dopo il grande successo di pubblico e critica di Resident Evil: Rebirth, originariamente pubblicato su Gamecube. Ma questa è un’altra storia.

Tornare al primo giorno di lavoro di Leon Kennedy, ventuno anni dopo aver tremato e combattuto al suo fianco sulla prima, mitica, PlayStation è stato di un impatto devastante, in senso positivo. La qualità offerta dal RE Engine (lo stesso di Resident Evil 7) è altissima, soprattutto quando si tratta di mostrare muscoli per esaltare il sapiente level design con i giochi di luci ed ombre. Animazioni e modelli poligonali mi sono sembrati semplicemente ottimi e gli zombie non hanno mai fatto così tanta impressione (e ne ho maciullati parecchi, negli ultimi vent’anni, fra Left 4 Dead, Dying Light e derivati vari).

Gli zombie sono tanti, troppi, e le munizioni scarseggiano. Il G-Virus li ha resi parecchio coriacei e non basta crivellarli di colpi in testa. Il più delle volte è meglio evitarli del tutto. Quando non si può, basta centellinare i colpi per farli stramazzare al suolo per qualche secondo: attimi di vitale importanza per fuggire da situazioni spinose. Ovviamente non ci sono soltanto zombie, in Resident Evil 2 (e chi lo ha giocato, finito o guardato video sulla Rete lo sa bene).

Sul versante tecnico, dunque, non posso dire nulla e mi sembra che funzioni tutto splendidamente (non ho beccato nemmeno l’ombra di un bug, un glitch o una sbavatura). Su quello meramente giocoso posso solo commentare con una parola, che riassume la perfezione di un’esperienza survival horror di vecchio stampo e assolutamente perfetta: paradiso. Con Resident Evil 2 sono tornato a respirare vero orrore, autentica paura dell’angolo oscurato dal fascio della torcia, genuina ansia anche solo a sentire i passi o i versi di mostruosità in agguato in un’altra stanza.

La storia, opportunamente riscritta per questo remake, non tradisce i capisaldi dell’originale e chi ha giocato la versione del ’98 può ricordare i momenti salienti anche in questa versione. Qualcosa è cambiata, inevitabilmente, ma nulla è stato snaturato oppure rovinato, a mio modesto modo di vedere le cose. La dimensione umana raggiunta da Leon (soprattutto) e da Claire è apprezzabile e tangibile, ancor più di quanto fossero riusciti a fare più di vent’anni fa.

Per chi non ne fosse a conoscenza: Raccoon City, immaginaria città del Midwest americano, è preda di un incidente che scatena un devastante rischio biologico (Biohazard, che è il nome originale della serie). L’epidemia del virus G si espande a ritmi vertiginosi, non lasciando scampo. La città è preda di mostruosità nate dall’esposizione del virus. Le uniche persone ancora in salute si chiamano Leon e Claire che, per motivi diversi, si stanno dirigendo verso la stazione di polizia locale. Leon è al suo primo giorno di lavoro, Claire è la sorella di un agente della squadra speciale Chris Redfield, di stanza proprio a Raccoon City. Leon e Claire uniranno le forze per cercare di uscire vivi da Raccoon City, cercando al contempo di arrestare l’avanzata dell’infezione.

L’offerta di Resident Evil 2 Remake, di base, è quella di portare a termine le storie di Leon (prima) e di Claire (dopo) per avere tutto il quadro della situazione e per ottenere il vero finale scritto per la storia. Entrambe le storie andrebbero completate entro 3 ore per ottenere la migliore valutazione, che sblocca l’accesso ad orpelli quali le armi con munizioni infinite (necessarie per affrontare il videogioco a livelli di difficoltà più alta). Personalmente ho portato a termine la storia in Leon in 8 ore, camminando la maggior parte del tempo e perdendomi nei meandri della stazione di polizia di Raccoon City. La storia di Claire l’ho portata a termine in circa 5 ore, probabilmente perché ormai, alla stazione, ero “di casa” e ricordavo, più o meno, cosa dovessi fare e dove andare.

Ci sono anche delle varianti, alle quali, però, non ho giocato: in sostanza Leon gioca la parte di Claire e viceversa. Oltre all’offerta di base, appena descritta, troviamo delle brevi storie al cardiopalma: Ghost Survivors, che ci mettono nei panni di quelle che sembravano semplici comparse nelle vicende di Leon e Claire. Nulla da ridire sulla qualità di queste, se non che non fanno al caso mio e sembrano rivolte più ai veterani e agli impavidi: due qualità che non mi competono, quando si tratta di survival horror.

Resident Evil 2 Remake è, certamente, uno dei migliori videogiochi del 2019 e tra i migliori degli ultimi vent’anni, c’è poco da dire. E per questo, se piace il genere, non dovresti lasciartelo scappare.

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